"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

giovedì 19 marzo 2026

18 marzo 2026. Hong Kong, arrivederci

 Cinque giorni a Hong Kong sono volati via, ma ci hanno lasciato addosso quella sensazione tipica delle città che non smettono mai di muoversi; luci, rumori, profumi di strada e un’energia continua che, a tratti, ti travolge e a tratti ti trascina semplicemente avanti.

Con Robi ci siamo immersi nel suo ritmo controllato, spostandoci soprattutto in MTR e a piedi, passando da quartieri affollati e iperverticali ad angoli più tranquilli dove, per qualche minuto, sembrava quasi di respirare più piano. Hong Kong ci ha colpiti proprio per i contrasti: la frenesia delle vie commerciali e dei mercati, l’ordine sorprendente dei trasporti, i panorami che spuntano all’improvviso tra i palazzi. Ogni giornata aveva un “carico” diverso. A volte ci sentivamo piccoli in mezzo a quella densità, altre volte entusiasti per quanto fosse semplice spostarsi e incastrare tante cose in poco tempo. E la sera, con le gambe stanche, restava comunque la voglia di fare ancora un giro, come se la città non concedesse mai davvero un punto fermo.

In mezzo al viaggio ci siamo concessi anche un’escursione a Macao, che è stata una pausa interessante e quasi cinematografica: siamo arrivati all’Outer Harbour e, dopo aver girato la parte più storica, nel pomeriggio ci siamo spostati verso la zona più moderna. Per tornare, siamo ripartiti dal terminal di Taipa. È stato un cambio di atmosfera netto, utile per rientrare a Hong Kong con uno sguardo diverso  apprezzandone ancora di più l’identità così unica.

Chiudiamo questo capitolo con gratitudine e un po’ di nostalgia: Hong Kong ci ha dato giornate piene, stanchezza buona e quella sensazione di aver vissuto una città vera, intensa, che non si racconta solo con le foto ma con il passo e con il tempo che ci cammini dentro.

mercoledì 18 marzo 2026

17 marzo 2026. A spasso in Nathan Road

 Hong Kong ha un ritmo tutto suo, e oggi con Robi è stata la dimostrazione perfetta di quanto questa città riesca a mescolare energia, tradizione e panorami mozzafiato in poche ore. 

La mattina inizia con calma, uscendo dal nostro  Nathan hotel, nel cuore pulsante di Kowloon. Appena mettiamo piede su Nathan Road, capiamo subito perché viene chiamata la “Golden Mile”,  un susseguirsi di negozi, insegne luminose e vita urbana che scorre senza sosta. Da qui ci dirigiamo verso una delle zone più iconiche e vivaci della città, quella del Ladies’ Market, a Mong Kok.La passeggiata è già un’esperienza. Attraversiamo quartieri densissimi, dove ogni metro quadrato è sfruttato al massimo, palazzi altissimi, balconi pieni di piante e panni stesi, piccoli templi nascosti tra i grattacieli.

Mong Kok, in particolare, è uno dei quartieri più densamente popolati al mondo, ed è famoso proprio per i suoi mercati di strada. Arrivati al Ladies’ Market, ci troviamo immersi in un’esplosione di colori, voci e contrattazioni. Nonostante il nome, qui si trova davvero di tutto: abbigliamento, scarpe, accessori, souvenir, gadget tecnologici e oggetti curiosi. Una delle particolarità dei mercati di Hong Kong è proprio la cultura della contrattazione: il prezzo iniziale è quasi sempre negoziabile, e fa parte del gioco. Poco distante ci sono anche altri mercati tematici, che noi non riusciamo a vedere, come il Goldfish Market (dedicato agli acquari e ai pesci ornamentali) o il Flower Market, a dimostrazione di quanto la città ami organizzare il commercio per “specializzazione”.

Dopo aver curiosato tra le bancarelle e respirato l’energia frenetica di Mong Kok, rientriamo in hotel nel primo pomeriggio. Una pausa necessaria per ricaricare le energie, magari con qualcosa di veloce da mangiare, prima di ripartire.

Nel pomeriggio torniamo su Nathan Road, questa volta in direzione del lungomare. Man mano che ci avviciniamo a Tsim Sha Tsui, l’atmosfera cambia: i negozi diventano più eleganti, gli spazi più aperti, e si inizia a intravedere il mare tra i palazzi.

La nostra meta è l’Avenue of Stars, una passeggiata sul Victoria Harbour dedicata alle icone del cinema di Hong Kong, da Bruce Lee a Jackie Chan. Qui il ritmo rallenta: turisti e locali si fermano a scattare foto, mentre lo skyline di Hong Kong Island si staglia davanti a noi, imponente e quasi surreale. E poi arriva il momento più magico della giornata: il tramonto sul Victoria Harbour. Il cielo si tinge di arancione e rosso, riflettendosi sui grattacieli e sull’acqua. È uno di quei panorami che restano impressi, in cui la modernità estrema della città si trasforma in qualcosa di quasi poetico.
Quando cala la sera, ci spostiamo verso Temple Street, uno dei night market più famosi di Hong Kong. Qui l’atmosfera cambia ancora: luci calde, bancarelle illuminate, odori di cibo che si mescolano nell’aria. Il mercato è famoso non solo per lo shopping, ma soprattutto per il cibo di strada e i ristoranti all’aperto. La nostra giornata si conclude proprio lì, seduti a un tavolino semplice, circondati dal via vai del mercato. Tra piatti locali fumanti e il brusio della gente, ci godiamo una cena autentica a base di pesce, immersi nella vita vera della città.

Hong Kong, in un solo giorno, ci ha regalato tutto: caos, bellezza, tradizione e modernità. E la sensazione è che ci sia ancora tantissimo da scoprire.



martedì 17 marzo 2026

16 marzo 2026. Trasferta a Macao

 Oggi dedichiamo la giornata alla penisola di Macao. Dista circa 60 km da Hong Kong e per raggiungerla ci sono diverse opzioni. Si può raggiungere in bus, che passa sul ponte più lungo del mondo; in metropolitana, in battello veloce (un'ora) o anche in elicottero per i più ricchi.

Abbiamo optato per un combo di metro, bus +speed boat. Il traghettaggio costa circa 18 euro nella tariffa diurna e 22 euro nella notturna. Tra mezzi e piedibus impieghi circa un'ora e mezza per arrivare. Ci sono due punti di attracco, Outer e Taipa. Il primo appartiene alla parte storica di Macao, il secondo alla parte più dinamica, quella dei grandi alberghi e soprattutto dei casinò. Macao ha un cuore portoghese e nella zona storica, patrimonio UNESCO, ci sono alcuni siti storici importanti. È stata colonia portoghese per più di 400 anni, e fu restituita alla Cina nel 1999. Questo mix di culture è ben visibile nell'architettura, nella lingua e nella cucina.
Arrivati, dopo il disbrigo delle pratiche di frontiera con passaporto alla mano (è un Portogallo asiatico con moneta tutta sua, la Pataca) iniziamo a vedere la zona storica. Saliamo sul punto più alto, la collina di Guia, c'è la Fortezza omonima . Da qui si gode della una bellissima vista panoramica a 360º su tutta la penisola. In quest'area c'è la cappella di Nostra Signora di Guia e il faro costruito nel 1865. Scesi da qui, dopo un buon roll con carne e formaggio, ci dirigiamo verso la Piazza de Senado, incrociando dapprima la chiesa di San Domenico, poi la stupenda piazza. Si sviluppa nella sua forma triangolare allungata, con palazzi in archittettura neoclassica dai colori pastello e la famosa pavimentazione "Calcada", un mosaico di piastrelle a onde bianche e nere, come nelle piazze di Lisbona. Un bel caldo ci accompagna e tanta gente intorno. Un buon gelato e via.
Percorriamo le stradine e i vicoli, che iniziano a metter su botteghe, per arrivare a "Fortaleza do Monte", la storica fortificazione voluta e costruita nei primi decennio del 1600 dai gesuiti per ovviare agli attacchi esterni, soprattutto dei pirati e poi degli olandesi. Ci sono cannoni in bronzo, un museo, che non abbiamo visitato, e un bel parco pubblico tutt'intorno. Di passaggio poco prima di arrivare abbiamo incrociato un piccolo tempio, il Kuan Tai, Il dio della guerra e della giustizia considerato un protettore dei commerci.
Questo tempio infatti era anche un luogo d'incontro per i  mercanti delle tre strade principali dell'antico quartiere commerciale. Abbiamo continuato fino alla icona di Macao, le Rovine di San Paolo. È uno dei monumenti cristiani più famosi di tutta l'Asia. Perché? Intanto comprendeva il Collegio di San Paolo e la chiesa della Madre di Dio e fu costruito da gesuiti e cristiani giapponesi in esilio. Era la più grande chiesa cattolica dell'Asia orientale, soprannominata la "Cattedrale del Vaticano  in Oriente".
Ma nel 1835, dopo un terribile tifone, un incendio, divampato al suo interno, ne distrusse tutto, lasciando come unica testimonianza la bellissima facciata in pietra, che miracolosamente vi sopravisse. Bene, è ora di passare dall'altra parte della penisola, la Las Vegas d'oriente. Prendiamo un bus. Il paesaggio si apre a strade ampie e architetture moderne. Dalla magia dei vicoli, negozi e anima, si passa a mega costruzioni e alberghi di lusso. Ci imbuchiamo all'interno dei più prestigiosi, the Londoner, la ricostruzione britannica con il Big Ben a  grandezza naturale; the Parisien, con tanto di torre, il Venetian.
Insomma la copia di quelli americani ma con meno anima. All'interno I casino sono più silenziosi, meno "affumicati" e meno animati di Las Vegas. Diciamo che è una Las Vegas più sobria e secondo noi molto meno viva, energica e brillante. Basta, è ora di rientrare. Ripercorriamo le tappe: bus, barca, metro. Avremmo voluto rientrare passando dal ponte ma stanchezza e tempo non erano sufficienti. Alle 21.30 siamo vicini all'Hotel. Oggi, per la prima volta, cediamo al McDonald's. Troppo cotti per gironzolare, soprattutto la dolente spalla di Gigi. Doccia calda, una bella dormita e finiamo così l'intensa giornata. 



domenica 15 marzo 2026

15 marzo 2026. Lantau (Big Buddha)

 Oggi deciso, si va nell'isola di Lantau a poco meno di 30 km da noi. Qui, nella vetta più alta, il Ngong Ping si trova una bellissima statua di bronzo alta 34 metri del Buddha.

Pesa 250 tonnellate ed è in posizione di "benedizione e compassione". Il Buddha, la sua rappresentazione, viene declinata in una moltitudine di posizioni. Dipendentemente da questo essa ha un significato. E a sua volta ogni particolare delle rappresentazioni (orecchie, viso, occhi, sguardo, mani, gambe incrociate o allungate, e così via) hanno un significato. È simbolismo all'ennesima potenza. Qui è maestosa ma sempre raffinata in grado di trasmettere a chi la osserva, un piacevole stato di pace, amorevolezza, compassione.
Per arrivare ai suoi piedi, 268 gradini, e un viaggio di circa un'ora tra autobus e, chi vuole, funicolare finale. Intorno a questa mastodontica statua, si sviluppa un piccolo villaggio fatto per i turisti. Negozi di souvenir, carissimi rispetto a quelli visti in giro, ristoranti, e tanta gente. Proprio sotto alla statua invece c'è una sala con un itinerario obbligato in cui si descrivono le fasi di creazione e lavorazione del sito, e tante foto di persone che non abbiamo capito bene chi fossero. Sull'altro versante invece, scesi i 268 gradini, si trovano due templi. Il primo è di Po Lin
Il secondo, posto in successione al precedente, è il "tempio dei 10.000 Budda. Non so se la cifra è esatta ma sicuramente ce ne sono tantissimi. Davanti all'ingresso 5 belle statue dorate fanno da fulcro per altre che le circondano. Sulle pareti, piccolissime nicchie con piccoli budda, tantissimi. I templi sono bellissimi, come sempre abbiamo visto nei paesi di religione buddista. Unica differenza è che qui, aime', si entra con le scarpe. Tutta la spiritualità vista in altri paesi si adegua all'andamento della richiesta turistica.
 Non si ama stare scalzi nei templi ma è una regola comportamentale imprescindibile di questa religione comodissima Nel percorso di andata così come al rientro, guardando fuori dal finestrino, abbiamo capito che c'è tanto verde, ci sono spiaggette carine e zone molto belle. Nota stonata, ma non troppo, i tantissimi palazzi. Pennoni che si succedono uno dietro l'altro. Quanto è grande questo posto. Attraversiamo il futuristico ponte con tiranti e km e km. Rientriamo alle 18.00 circa. Un caffè in hotel e poi ci rituruffiamo per strada. Direzione "Avenue of Stars" dove ci sono le impronte di persone famose del cinema e della musica cinese. Ma non siamo qui per questo. Siamo venuti per assistere alla "Sinfonia delle luci".
Ogni sera alle 20.00 per circa 10 minuti c'è un concerto luminoso che accende al giorno l'intera città :MA DOVE!!!?!?!. Praticamente gli edifici ei grattaceli si illuminano di luci e colori ma la musica praticamente è assente. Si sente un cappero di brusio, ci sono un paio di laser fievoli che vanno a destra a manca e poi boh, e non si capisce né quando inizia né quando finisce. Insomma, bisogna essere proprio magnanimi per dire che è bello.

Finita sta cosa, si va a piedovia verso il Temple Street Market. Giretto e girettino, due dolcetti da mangiare più tardi con un caffè in camera e buonanotte al secchio. 

sabato 14 marzo 2026

14 marzo 2026. Hong Cong. Central District, Victoria Peak, Lan Kwai Fo

 Ci svegliamo tardi, 9.20. Ieri eravamo davvero cotti. Andiamo a fare colazione, compresa nel costo abbastanza alto dell'Hotel, e ci prepariamo per scoprire la città. Prima tappa Centrale.

Arriviamo con la metro al centro di questo distretto. È il cuore pulsante di Hong Kong. Grattacieli moderni e lussuosi, palazzi importanti (quelli che ospitano i vari consolati) e strette vie storiche si contendono gli spazi. Vediamo in lontananza una fila di persone. Avvicinandoci notiamo che l'età media non era alta e avevano tutti un supporto di plastica in mano. La fila girava dietro un edificio , era lunghissima, oltre metri. Incuriositi ci avviciniamo e chiediamo informazioni: c'è una famosa cantante che firmerà loro il video appena acquistato.
Roba da matti per quanto ci riguarda, ma siamo anziani noi. Continuiamo tra questi meandri e non ci facciamo mancare la salita nella strada pavimentata a lastroni di pietra irregolari, la Stone Slab Street, costruita nel XIX secolo dal primo governatore di Hong Kong, Sir Pottinger. L'aria e' frizzante. Da qui raggiungiamo Tai Kwun (grande stazione). È un sito storico ben restaurato che comprende 16 edifici storici tra cui la Victoria Prison. L'ingresso è gratuito. La visita a queste prigioni offre uno sguardo crudo e immerso nel sistema penale del passato di Hong Kong.
Dopo questo tuffo nel passatoe saliamo le iconiche scale mobili lunghe 800 metri, le Central Mid Levels Escalators. Continuiamo per la strada che scende parallela alla salita. È un serpentone nel verde. C'è tanto verde. Alberi, arbusti, il giardino botanico e zoologico. La seconda tappa importante è Victoria Peak. Per arrivare lì è necessario prendere un mezzo idoneo che sia il minibus n°1 o il famoso Peak Tram. Siccome il minibus è sempre strapieno e non si ferma, andiamo alla stazione di Peak Tram.
Costo 5 euro circa per Gigi, over 65, io pago pegno gioventù (bruciata) €8,20. La fila è pazzesca. Nonostante tutto nel giro di mezz'ora siamo sul Tram. Ne vale la pena. Scaliamo la montagna per 1.4 km in 10 minuti. Il tram sale su pendenze incredibili. Guardando fuori, i grattacieli sembrano inclinarsi verso la montagna. Il percorso termina a poco meno di 400 metri sul livello del mare all'interno della Peak Tower. Questo è un importante complesso per l'intrattenimento che ospita, oltre alla stazione tram, negozi ristoranti e curiosità.
Con le scale mobili si arriva ai piani più alti e alle terrazze/piattaforme panoramiche sulla città e sul Victoria Harbour. È davvero magnifica la vista e lo spettacolo che offre. Decidiamo di stare fino a tarda sera per vedere i grattacieli illuminati. Ceniamo qui, intorno alle 19.00 e poi si esce sulle terrazze per le ultime immagini di luci e colori di cui si veste di notte Hong Kong. Stupendo. Via, è ora di tornare giù. Questa volta facciamo una breve fila e ci tuffiamo sul minibus n°1. Direzione "Central" per l'ultima tappa del giorno: LKF Lan Kwai Fong. Cuore pulsante della vita notturna dedicato alla movida. Ci sono centinaia di bar, ristoranti, pub e discoteche. Non abbiamo voglia di fermarci, ci basta un andirivieni tra le vie, foto, video. Un gruppo musicale omaggia gli U2 a suon di birra Guinness anticipando Il giorno di San Patrizio, patrono d'Irlanda. Si rientra. Metro rossa fino a cento metri dall'Hotel. Ora ci aspetta la doccia e due righe di ricordi da buttare giù. Notte. 


venerdì 13 marzo 2026

13 marzo 2026. Arrivati a Hong Kong

 Arrivati ​​presto in aeroporto, dopo un viaggio non proprio confortevole con la compagnia aerea Indigo, fortunatamente sbrighiamo molto velocemente le pratiche doganali.
Con calma acquistiamo le cose primarie e utili: prelievo contanti, acquisto Octopus Card, acquisto Sim Card nel mio ritrovato 7/11. Possiamo prendere il bus (A21) a due piani, che ci porterà a circa 400 metri all'Hotel Nathan, molto ben posizionato e degno di nota. Sbrigate le formalità, portati i bagagli in camera, si esce a fare "ricognizione". Abbiamo tutto ciò che serve sotto l'hotel. C'è la metro a cento metri, fermate bus, tantissimi negozi, e servizi vari. Ci sono gli sconti e c'è roba carina con costi accessibili. Stiamo morendo di fame e ci tuffiamo in un locale in cui prendiamo una specie di ramen. Buono.
Notiamo che una delle pietanze spesso presenti è l'intestino di maiale (per i sardi "longusu") o pollo. Come fosse cioccolato, lo mettono ovunque e lo mangiano come fosse miele. La carne imperversa. Non è un paese per vegetariani. Ora capiamo perché gli induisti non amanino questa cucina. Dopo aver pranzo/merendato, perché sono le 16.30, ci tuffiamo nel mercato notturno chiamato Temple Street, che dista circa 400 metri dal nostro albergo. È una strada incorniciata da bancherelle di street food, elettronica, abbigliamento, souvenir e curiosità. Comprati due cavetti per ricaricare i nostri apparecchi mobili, rientriamo in base. Stanchi e infreddoliti, visto il cambio di temperatura (da 35 indiani a 18 gradi con brezza freschina), mega doccia e dormita.